Quando i gradi di copertura perdono l’equilibrio
Impressum: Articolo nello «Stocks», autore Herbert Brändli, B+B Previdenza SA, 8800 Thalwil, 27 marzo 2009. Link «Stocks»
Il grado di copertura esprime, in quale misura i patrimoni di casse pensioni coprono le rendite correnti e quelle promesse. Ingiustamente tale indice funge da strumento di misurazione per la qualità e la capacità di rischio di una cassa pensioni. Il pessimo anno 2008, per gli investimenti ha causato la riduzione dei patrimoni provocando per molte casse pensioni una situazione di copertura insufficiente. Ciò dovrebbe ora condurle ad un risanamento. Pretendere però, in un momento di flessione dell’economia reale, da imprese ed assicurati contributi di risanamento, mette in pericolo la loro esistenza stessa e quindi anche quella di tutta la previdenza professionale.
Il denominatore ed il numeratore del grado di copertura si basano su ipotesi. Allo stesso tempo i due fattori sono strettamente correlati. Un grado di copertura del 100% significa che, sulla base di determinate ipotesi, è stabilito un equilibrio tecnico-assicurativo fra contributi, rendimenti, costi e prestazioni. Un grado di copertura eccedente significa che agli assicurati ed ai aventi diritto di quote non sono assegnate le prestazioni. In caso di copertura insufficiente invece le prestazioni non potrebbero essere fornite immediatamente. Si dimentica regolarmente che le prestazioni non assegnate sono molto reali, mentre l’erogazione immediata di tutte le prestazioni è una pura ed onerosa ipotesi.
Evitare le spirali negative
Un grado di copertura del 100 % può, sulla base di ipotesi differenti, essere determinato da livelli di prestazioni molto diversi. In generale vale: tanto più importanti sono le prestazioni, tanto minori le riserve. Tuttavia, una regola consueta dei consulenti di previdenza e d’investimento, indica che tanto minori sono le riserve, tanto minore è la capacità di rischio. Ne consegue che, con un minor grado di copertura sul patrimonio da investire, essi pretendono una quota inferiore di azioni. Un tale adeguamento della strategia d’investimento comporta una diminuzione del potenziale rendimento di lungo periodo. La strada per un livello di prestazioni inferiore è quindi segnata.
Pretendere da una cassa pensioni, a causa di una presunta diminuita capacità di rischio, l’adeguamento della strategia di investimento, comporta una spirale negativa di natura strutturale. In questi casi verosimilmente le sottocoperture non possono mai più essere compensate con i rendimenti. Se oggi dovesse essere determinato che, dopo il violento ed inusuale crollo delle borse, che le casse che rendono meglio, sono quelle che hanno ridotto la loro parte azionaria nel 2002, questo può corrispondere al vero sotto l’aspetto di corto periodo, in realtà però questa modifica della strategia comporta la riduzione del potenziale di rendimento di lungo periodo.
Prima del crollo, le borse hanno vissuto un volo ad alta quota. Chi ha perso l’occasione, non potrà più partecipare a rendimenti superiori alla media delle azioni. Alla creazione di valore aggiunto dell’economia mondiale reale prendono parte solo investimenti in valori reali. Non sono richiesti impegni esotici ed a rischio, ma investimenti nei motori dell’economia, attraverso le azioni.
È in dubbio la ragione d’essere delle casse pensioni
La quasi totale rinuncia da parte delle grandi fondazioni collettive all’utilizzo di azioni ha condotto la Svizzera ad una riduzione dei rendimenti della previdenza professionale. I tassi d’interesse tecnici sono diminuiti e le promesse di rendita (aliquote di conversione) sono state ridotte in modo importante. Dall’introduzione della LPP nel 1985, nonostante un’economia in evoluzione, le prestazioni obbligatorie sono state ridotte di oltre il 30%. Il livello delle prestazioni del secondo pilastro è sceso ad una livello tale che potrebbe oggi essere realizzato anche direttamente dall’assicurato in modo più semplice e migliore ad esempio con investimenti personali in titoli di stato. Le casse pensioni perdono con ciò sempre più la loro ragione d’essere. Essa si basa sull’equilibrio di lungo periodo fra rischi demografici e rischi del mercato dei capitali, così come la partecipazione dei rendimenti allo sviluppo dell’economia. I crescenti costi amministrativi, gli onorari e le partecipazioni agli utili delle società di servizi, diminuiscono ulteriormente i già contenuti rendimenti. In questo modo il 2. pilastro si sviluppa sempre più verso un buco nero della finanza che pretende un sempre maggiore dispendio di mezzi finanziari per prestazioni ritenute sicure, benché estremamente contenute.
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